lunedì 31 ottobre 2011

Strani abbinamenti... mafalde napoletane: la mia pasta del riscatto!



Avete mai pensato che la scelta di un formato di un piatto di pasta possa pregiudicarne la sua buona riuscita?
Confesso che io sono abbastanza abitudinaria e amo abbinare a certi tipi di sughi solo alcuni formati di pasta, ma quando si tratta di una gara… forse il discorso cambia! 

sabato 22 ottobre 2011

Pancarrè variegato per ricetta "double face"

Era da un pò che mi frullava l'idea di fare questo pancarrè, da quando l'avevo visto qui da Giulia Pignatelli, (finalmente ritornata!)  e guardando la sua foto m'era subito venuto in mente che una parte di quel pancarrè DOVEVA finire anche biscottata...


Sì sì sapete come le fette biscottate della rinomata marca?
Avete presente vero? Ecco proprio come quelle lì! Almeno... molto simili! ^__^
E allora ho fatto un personale mix di ricette prendendo spunto da Giulia, ma anche dall'infallibile Paoletta, dalla sua ricetta delle fette biscottate che trovate qui ed ecco che cosa ne è venuto fuori...


Vi lascio la ricetta della mia versione di questo pancarrè variegato, che ho fatto utilizzando al posto del latte, "il latticello" o meglio il siero dello yogurt colato, che avevo ottenuto rifacendo il mio formaggio casalingo (simil-philadelphia o labneh chiamatelo come vi pare)
L'avevo tenuto in frigo e mi spiaceva proprio buttarlo, di solito lo utilizzo al posto dell'acqua per fare il pane o a volte per fare i muffin o qualche dolce per la colazione, perchè ricco di fermenti lattici, ma stavolta è finito dentro questo delizioso pancarrè. 
E vi assicuro che non mi sono affatto pentita della mia scelta. Anzi!
E' rimasto morbidissimo e il profumo che questo pancarrè diffonde per casa è davvero indescrivibile! 
Non è dolcissimo proprio come piace a me e potete mangiarlo con sopra un velo di marmellata o miele, a me piace con questa qui, o anche con sopra altri tipi di formaggio! Oppure chissà, provate, assaggiate e scrivetemi i vostri personali suggerimenti!
Ma adesso eccovi la ricetta: 


Ingredienti:
500 gr di farina zero o manitoba
75 gr di zucchero
25 gr di lievito fresco
250 gr di latticello ottenuto da qui
60 gr di burro
20 gr di cacao amaro in polvere + eventualmente un pò di latte
1 cucchiaino colmo di malto d'orzo
1 pizzico di sale (io l'ho dimenticato, ma è venuto buono lo stesso!)


Procedimento:
Sciogliere il lievito ben sbriciolato nel latticello (o in mancanza nel latte) tiepido insieme al malto, lasciar riposare 4 o 5 minuti. Impastare tutti gli ingredienti ad eccezione del sale regolando la consistenza fino ad ottenere un impasto mediamente morbido, aggiungere il sale 5 minuti prima della fine della fase di impastamento, e impastare a mano o nella planetaria per circa 20 minuti fino a che l'impasto risulti bello elastico. Suddividere ora a metà ed in uno dei due impasti aggiungere il cacao e se serve impastare con un pò di latte, fino ad ottenere una consistenza omogenea.
Fare riposare l'impasto circa 30 minuti a temperatura ambiente, avendo cura di coprire con un panno inumidito con acqua tiepida (in questo modo si crea quella che in laboratorio chiamiamo "la camera umida" una bella casina, che fa crescere per bene i batteri e anche i lieviti ^__^)
Dopo la lievitazione sgonfiare i due impasti e stendere col mattarello prima l'impasto chiaro e poi quello scuro fino ad ottenere la lunghezza del lato lungo uguale a quello della teglia del plumcake che volete utilizzare. Ora sovrapporre all'impasto chiaro quello scuro schiacciare bene i due impasti uno sull'altro per farli aderire bene e arrotolare nel senso della lunghezza ben stretto ponendolo poi nella teglia da plumcake foderata di carta da forno bagnata e ben strizzata (o se preferite imburrata). 
Se non avete capito bene il procedimento guardate il passo passo di Giulia che è fatto benissimo, lo trovate qui e vi rimando anche al blog di Chiara che ha fatto le foto del passo passo qui)!
Porre coperto a rilievitare all'interno della teglia, finchè non fuoriesce dal bordo.
Infornare a 170 gradi in forno statico già caldo per 30 minuti circa. Quando è freddo tagliare e gustare.
A me non so perchè, ma i lievitati "esplodono sempre" letteralmente, uffi guardate qui:


Mi è uscito dalla teglia strabordando e l'ho lascito solo un'oretta!
Ho anche pensato che forse usando al posto del latte il latticello, che contiene una dose abbondante di batteri lattici, la carica fermentante fosse più che doppia, per cui la prossima volta proverò a dimezzare le dosi di lievito! Che ne dite? Consigli?

FETTE BISCOTTATE:


Per ottenere queste ho aspettato il giorno dopo, ho tagliato metà plumcake a fette (dello spessore di 8 mm circa) e le ho biscottate ponendole su una placca da forno a 120°C per 50 minuti in forno statico già caldo. Come sempre regolatevi col vostro forno, devono risultare ben asciutte, ma non troppo colorite, se le vedete troppo scure abbassate la temperatura del forno.
Per me a colazione con un velo di miele d'acacia aromatizzato all'arancia sono perfette!!!
Oppure con una bella tazza di tè o una tisana profumata e fumante!


E siccome stilista non sono, ma modaiola in fatto di cucina mi piace ed il "double face" ben s'adatta allo spirito di questo contest, con questa ricetta desidero partecipare al contest di una fatina simpaticissima, ancora non la conoscete, La fata Golosa?! 
Allora correte subito da lei a curiosare:


Ed ora scusatemi per la "lungaggine del post", ma c'è ancora una cosa che volevo assolutamente dirvi, una comunicazione di servizio: anche se ancora non ci credo, qualche giorno fa ho ricevuto una mail da Casa Barilla, che mi diceva che ero stata selezionata tra le sfidanti per la Food Blogger Cup che si svolgerà domani a Torino in occasione dell'evento organizzato da Casa Barilla
Potete leggere qui cliccando su Torino.


Sebbene io non abbia nessuna chance di vincere, viste le altre sfidanti in gara, sono orgogliosa di essere stata scelta ^______^ e ovviamente ce la metterò tutta! 
In ogni caso son certa che mi divertirò un mondo e poi son molto felice di conoscere altre foodblogger! 
Ovviamente chi si trovasse da quelle parti domani, venga a curiosare, altrimenti sul sito della Barilla si potrà seguire l'evento in streaming! 
Ed ora scappo, vi aggiornerò nel prossimo post! 
A presto e... buona domenica a tutti!

giovedì 13 ottobre 2011

Cake salata... salva-cena


Oramai sapete quanto ami i cibi rustici e che preferisco il salato al dolce, bè non credo sia una novità: è oramai risaputo, anzi qualcuno sostiene che questo rispecchi molto anche il mio modo d'essere nella vita, in parole povere sarei poco dolce e molto salata-piccantina ^___^ e per chi ci crede, come sostiene la cucina macrobiotica, io di sicuro sono YANG!!!
Mmmmh... vi dirò, potrei anche esser d'accordo con i fautori della teoria... 

lunedì 10 ottobre 2011

Salvia fritta in pastella

Questo invitante stuzzichino si può accompaganre con un aperitivo per gustare una cena in compagnia di amici! Io lo faccio spesso, dopo aver rubato l'idea ad un ricevimento a cui ho preso parte tempo fa! 
Qui in Piemonte è consuetutine utilizzare la salvia fritta o meglio impastellata.
Siccome è davvero profumata e anche velocissima da fare vi consiglio di provarla!



Ingredienti:
1 manciata di foglie di salvia fresche e piuttosto grosse col loro picciolo
1 uovo
3 cucchiai di farina
qualche goccio d'acqua frizzante ghiacciata
sale aromatizzato (o sale e pepe)
olio per friggere d'arachdi (è quello che meglio sopporta le alte temperature)
  
Procedimento:
Dopo aver ben lavato ed asciugato le foglie di salvia, preparate la pastella sbattendo un uovo ed amalgamandovi gradatamente la farina. Aiutatevi con una frustina per non fare grumi. Regolate di sale e pepe io ho usato il mio sale aromatizzato e aggiungete gradatamente l'acqua frizzante ghiacciata fino ad ottenere una pastella morbida, ma non troppo liquida deve apparire così:


Tuffateci ora le foglie di salvia preparate prima, tenendole per il picciolo e poi friggetele in abbondante olio bollente. L'olio che tiene meglio le alte temperature, senza subito decomporsi e formare i "sottoprodotti" dannosi per la salute, è quello d'arachidi. 
Un trucchetto della nonna per friggere evitando schizzi d'olio e capire quando è sufficientemente caldo e pronto per friggere è mettere in padella uno stuzzicadenti. 
Non appena si formeranno delle bollicine attorno allo stecchino potete friggere, perchè l'olio sarà alla giusta temperatura e il legno "assorbirà" le bolle in eccesso senza provocare schizzi. Se l'olio che avete è parecchio, mettete un paio di stuzzicadenti in più. 
Vedrete che, una volta messe nell'olio, le foglie di salvia si "gonfieranno" quasi immediatamente per effetto del gas contenuto nell'acqua della pastella e per la differenza di temperatura freddo-caldo. In questo modo assorbiranno anche meno olio. In ogni caso dopo averle rigirate dall'altro lato, appena le vedrete colorire (occorreranno pochi minuti) scolate l'olio in eccesso su un foglio di carta assorbente. Sentirete che delizioso profumo!
Servitele calde accompagnate da un aperitivo secco. 
Io ho usato dello Chardonnay con l'aggiunta di succo d'uva.

lunedì 3 ottobre 2011

Connubi DI-VINI in pentole di coccio!

Vi è mai capitato di sentirvi onorati e orgogliosi di ricevere un invito, ma allo stesso tempo titubanti, spaventati e indecisi se accettare o meno? 
Ecco mi sono sentita esattamente così quando Marco, o meglio neromarco, mio carissimo amico nonché wine-blogger che scrive su WineUp, mi ha chiesto se volevo partecipare insieme a lui a questa deliziosa iniziativa:  
“I vini di Cantele incontrano i food-blogger”, promossa da Cantele, intraprendente azienda del Salento, che ha chiesto ad alcuni food and wine blogger di creare un piatto in abbinamento ad uno dei loro vini.
Vi invito a visitare il loro sito, perché sono davvero dinamici e fantasiosi!
Ed se siete curiosi leggete anche qui la nostra proposta, troverete anche altre curiosità direttamente sul loro sito.


Non nascondo che sono stata onoratissima dell'invito, in special modo visto il calibro degli altri blog invitati, ma onestamente nonostante non declini un buon bicchiere di vino, soprattutto se bevuto in ottima compagnia, non posso certo definirmi un'intenditrice di vini. Diciamo che ho i miei gusti, e come dicono di tutte le donne, preferisco i vini amabili e poco alcolici, ma di fatto sono un'istintiva (ebbene sì anche in questo!)
E’ che ad onor del vero, mi sono convinta perchè con Marco non si sbaglia mai, col suo consiglio mi son detta sono in una botte di ferro, lui sì che è un grande appassionato, mica come me cuochina profana, allora via dai... lanciamoci in questa avventura!
Devo dire che è stata un'esperienza davvero intrigante e anche divertentissima! Mi è davvero piaciuto mettermi in gioco e cercare un idoneo abbinamento per questo vino.
Il vino da degustare che ci è stato inviato è:
l’Alticelli Aglianico 2008.
Un vino che ho trovato davvero elegante, ma mi fermo qui: non voglio lanciarmi in arzigogolate descrizioni del vino, non ne sarei nemmeno all'altezza, tra poco lascerò lo spazio a Marco che approfondirà molto meglio di me!
Da poco esperta, ma istintiva condividerò semplicemente le mie sensazioni! 
So solo che al primo assaggio il richiamo è stato immediato: forse per le mie origini partenopee (??!) ho pensato subito che ci sarebbe stato bene un buon piatto di tagliatelle di quelle fatte in casa, che mia nonna faceva tutte le domeniche, condite con un saporito sugo di carne che "sa di buono", e che pur nella sua semplicità, una provenienza di estrazione contadina, mi sembrava un abbinamento abbastanza azzeccato.


Un tempo la domenica, ma a dire il vero in alcune case ancora oggi, si preparava il sugo in un tegame speciale: “u’ tian 'e creta”, una pentola in terracotta, in cui si facevano prima rosolare e sigillare per bene diversi tipi di carne e poi si aggiungeva la passata di pomodoro (bella densa: quella fatta in casa) e si faceva cuocere lentamente 2-3 ore o anche di più, ponendo il coccio accanto al focolare, ma non troppo vicino, perché, come diceva la nonna, il sugo deve “pippiare” (ovvero sobbollire) e non bollire ed è questo il segreto: la cottura lenta, lentissima, che insaporisce il sugo e rende morbidissima la carne. Se poi condite il sugo con due tagliatelle all’uovo preparate con le vostre manine, volete mettere che soddisfazione? E che volere di più?
Così ho preparato il tutto e poi tadaaaaaaan ci siamo: la prova del nove (aiutoooo che mi dirà?). 
Invito Marco e degustiamo insieme…
Allora?!?
Non ci speravo; in realtà pensavo di dover rifar tutto da capo, che m’avrebbe suggerito un altro accostamento e invece… incredibile ma vero, il mio abbinamento con questo piatto della tradizione gli è piaciuto subito, davvero, ed è stato approvato su tutta la linea! 
Ed ora potrete leggere finalmente un parere autorevole su questo vino, il parere di neromarco che ho scrupolosamente raccolto durante la cena (e minuziosamente annotato parola per parola con tanto di taccuino alla mano, ^___^ proprio per evitarmi "gaffe" in sede di post!), ebbene il suo commento dicevo è stato questo:

Un abbinamento davvero molto indovinato, secondo me. Sotto il segno del gusto e della “succosità”. Profumi di prugna e frutti di bosco anticipano sapori intensi e fruttati. In bocca poi l’Alticelli Aglianico mantiene la promessa di queste sensazioni: un frutto rotondo, che spicca, e ben si sposa con la golosità di un sugo della tradizione, eccezionale per ricchezza e sapore.

Ed ora per gli amanti come me, della tradizione, che vorranno cimentarsi anche sul versante culinario per preparare questo piatto, eccovi la ricetta preparata in abbinamento a quest'ottimo vino, ricetta molto semplice, ma proprio gustosa:

Ingredienti:
Per le tagliatelle:
3 uova
300 gr (circa) di farina
1 cucchiaio d'olio
1 pizzico di sale

Per il sugo:
200 gr di salsiccia
4-5 costolette d’agnello
2-3 costine di maiale
1 pezzo di capocollo
1 spicchio d’aglio
1 bottiglia di passata di pomodoro densa
olio extra vergine d’oliva
sale e pepe qb

Procedimento:
Disporre la farina a fontana rompere al centro le uova, aggiungere il sale e l’olio ed iniziare ad impastare, se occorre aggiungere un po’ d’acqua o farina fino ad ottenere un impasto bello liscio. 
Stendere la sfoglia, arrotolarla nel senso della lunghezza e tagliare le tagliatelle con un coltello a lama piatta o con l’apposito attrezzino! Cuocere in acqua bollente salata e condire a piacere. 
In questo caso…
SUGO NEL COCCIO (tegame in terracotta):
In un tegame di terracotta far rosolare bene tutta la carne con uno spicchio d’aglio e un po’ d’olio, finchè risulti ben sigillata, poi aggiungere la passata di pomodoro e far cuocere lentamente a fuoco bassissimo per 2-3 ore rigirando solo ogni tanto, non troppe volte, altrimenti la carne si spappola inoltre se il sugo un pochino non “s’azzecca”, ovvero non s’attacca al tegame, che buon sugo è?! 
Così dev’essere: un po’ “azzeccato”, diceva saggiamente la mia nonnina!

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